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11 avril

Chi si ricorda questi "grandi" giocatori?

Carlos Alberto Pavón: il sogno degli honduregni, l'incubo dei napoletani

 

33 anni fa la storia diede luce a un goleador grazie al quale il popolo honduregno ha iniziato a sognare”. Lo ha scritto un giornalista sportivo che celebrava le lodi del proprio eroe nazionale, ormai al tramonto. Sì, proprio un eroe nazionale, come testimonia la massima onorificenza tributatagli dal Presidente della Repubblica del Paese centroamericano nel 1994, quando il nostro rinunciò alla propria squadra di club per dedicarsi anima e corpo alla nazionale di cui divenne ben presto capitano. Stiamo parlando di Carlos Alberto Pavón, giocatore che abbiamo potuto ammirare in Italia tra il 2001 e il 2003 con la maglia di Udinese e Napoli. Non lasciò traccia di sé tra i friulani che lo girarono poi al Napoli assieme allo sconosciuto Lopez nell’operazione Jankulovski: una delle tante operazioni strampalate dell’ultima era Ferlaino.
Nell’Udinese segnò un gol all’esordio contro il Torino, mentre a Napoli verrà ricordato solo per la folta chioma dei primi tempi, per il grave infortunio alla caviglia, che ne condizionò il rendimento, e per i tanti gol sbagliati. Era il Napoli di De Canio che, ottenendo il massimo da una rosa non del tutto competitiva, sfiorò la promozione in A. Fatale fu quel Napoli-Reggina 1-1, al San Paolo. Era il Napoli di Saber, Moriero, Artistico e soprattutto delle pantomime tra Ferlaino, Naldi e Corbelli che in quel periodo venne anche arrestato. La sapienza tattica di De Canio e i gol pesanti di Luppi poco poterono in un clima in cui era difficile fare calcio. Il sottoscritto ha avuto l’onore di assistere al suo esordio a Fuorigrotta: l’impressione non fu così negativa. Tecnicamente il giocatore c’era, peccato che in campo giocasse da solo, non curante dei compagni e delle disposizioni tattiche. La sua ossessione era dribblare e segnare. Di dribbling gliene riusciva uno su tre, di gol poi….
Eppure in Centro America era un vero e proprio idolo: nel 2000 vinse il premio, istituito dal quotidiano costaricano “Al Dia”, come miglior giocatore centroamericano dell’anno. Ottenne da 23 giornalisti specializzati, 85 voti su 116. Precedette Wanchope, Soto e Dely Valdes. In quel tempo molti prospettavano per lui una carriera fulgida. Più importante di quella del padre, costaricano, noto giocatore del Club Deportivo Marathon, seguitissima squadra in terra honduregna negli anni Settanta. Il padre scappò negli Stati Uniti e la povera madre restò da sola con il figlio che si portò dietro la passione calcistica del padre. I primi calci da professionista li diede nel 1993 al Club Deportivo Olimpia, ma fu la squadra di San Pedro Sula, il Real España, a credere in lui. Avare di soddisfazioni invece le esperienze in Messico con il Deportivo Toluca e il San Luis Potosì. Nel 1995 il grande salto verso il Vecchio Continente per raggiungere il suo amico fraterno e compagno di nazionale Amado Guevara: trovò però poco spazio al Real Valladolid. “L’allenatore preferiva i giocatori sudamericani a noi” ebbe a dire Pavón qualche tempo dopo. Bisognava ripartire da zero e lui non si perse d’animo. Ripartì dal Club Correcaminos de la UAT, serie B messicana, dove fu protagonista con 14 gol, anche se la sconfitta in finale della sua squadra non gli consentì di accedere alla massima divisione. Si accorse tuttavia di lui il Club Nexaca, squadra della capitale, dove giocò a fianco di Aguinaga, Blanco ed Hernandez. La stagione fu positiva e così l’Atletico Celaya fece di tutto per assicurarsene le prestazioni: qui nacque il grande sodalizio con l’allenatore argentino Omar Romano, quello che Pavón amava chiamare Papà Romano, quel padre che lui non aveva praticamente mai avuto. Il grande rapporto tra i due diede i suoi frutti: salvezza tranquilla e 35 gol. Nel 2000-2001 il grande salto nel Monarcas Morella tra le cui fila si distinse per il suo fiuto del gol, conquistando l’unico titolo nazionale vinto all’estero, pur non potendo giocare la finale per infortunio. Nel continente era una star. Il terreno era fertile per tornare in Europa, dove però Udinese e Napoli lo scaricarono senza troppi rimpianti.
Dopo delusioni e infortuni torna al buen retiro del Real España dove conquista il titolo dando spettacolo facendo coppia in attacco con il brasiliano Luciano. Papà Romano lo richiama allora al Morella, ma il sodalizio non è felice come un tempo anche a causa dell’esonero dell’allenatore a campionato in corso. Successivamente breve esperienza in Colombia, per poi vestire in Messico, raccomandato ancora da Romano, la prestigiosa maglia del Cruz Azul: porta con i suoi gol la squadra alle semifinali scudetto, per poi arrendersi all’America. Non gli restava che l’ultimo ritorno in patria. Stagione 2005-06, ancora nel Real España: prestazioni senza infamia e senza lode e due soli gol.
Grandi soddisfazioni, invece, con la nazionale con la quale, però, non è mai riuscito a raggiungere la fase finale dei mondiali, solo sfiorata nel 2002 nella finale con il Messico. Obiettivo fallito anche per Germania 2006 nonostante facesse coppia con il fortissimo Suazo del Cagliari. “Non dovevano mandare via il tecnico Maneduraga” ha spiegato poi Pavón, che decide di lasciare la nazionale. Con la “Bicolor” vanta un terzo posto nella Coppa America del 1997 e il maggior numero di gol segnati, quaranta, avendo superato Roberto Figueroa. Non ebbe altrettanta gloria nelle squadre di club. Un ramingo incompreso.
A Napoli, invece, ricordano ancora quell’incredibile gol che Pavón si divorò, nel febbraio 2002, contro il Cagliari, realizzazione che sarebbe stata pesantissima in chiave promozione.

 

William Prunier: un nome, una garanzia... di bidone

William Prunier è passato alla storia come uno dei peggiori acquisti del calcio italiano, ma vanta un clamoroso record: ha la stessa considerazione anche nella massima divisione inglese. Nella stagione 1996/1997 il nostro eroe veste la gloriosa maglia del Manchester United reduce da una buona stagione nel Bordeaux
Parte bene con una gagliarda prestazione contro il QPR ma nel match successivo (1-1-96) i "Red Devils" beccano 4 gol dal Tottenham e sulla graticola finisce il buon Prunier capace di una prestazione quasi imbarazzante. Il francese viene scaricato dopo appena due gara disputate, cerca di ricominciare nelle fila del Copenhagen, l'anno dopo risale la china nel piccolo Montpellier e si fa notare anche da alcuni osservatori europei. Nella stagione '97/'98 lo acquista il presidente del Napoli Ferlaino; qualcuno maligna che il massimo dirigente azzurro si sia basato solo su alcune videocassette per giudicare la bontà del robusto difensore francese. Inizia così l'avventura italiana di Prunier: in un Napoli piene di famose "meteore" (Crasson, Stojak, Calderon), William colleziona appena tre presenze e si fa ricordare con affetto dai tifosi partenopei per un roboante Roma-Napoli 6-2 con tripletta di Balbo marcato con marmorea mobilità. I giornali gli rifilano un bel 4 e un giornalista sportivo conia per un lui un commento illuminante: "Forte come una quercia, statico come una quercia ".
La sua avventura italiana finisce così, senza ricordi positivi. Prunier riesce ad esprimersi in modo dignotoso solo in patria, dal 1999 al 2003 difende stoicamente i colori del Tolosa, anche in terza divisione. A fine 2003 lascia ancora la sua patria e va a svernare in Qatar, nel Al Saïliya. Resta un dubbio: chi è il responsabile della sua convocazione nella nazionale francese? E' proprio vero, esistono interrogativi senza risposta in questo mondo...

 

Freddy Rincon, da treno a mulattiera

Il campionato italiano è da sempre meta di ogni calciatore. Con l’attuale crisi questa tendenza si è persa, a favore di altri tornei pronti a pagare a peso d’oro fenomeni o presunti tali. Una decina d’anni fa ancora spadroneggiavamo per il mondo, e appena un giocatore si metteva in mostra, in qualsiasi parte del globo, subito veniva accostato ad un club italiano. Nel 1994 il Parma era una società solida, proprietaria di risorse umane inesauribili e tremendamente ambiziosa. Il Napoli già da allora boccheggiava, avendo intrapreso la lunga ed inarrestabile via del declino. Solidi rapporti di amicizia legavano i due sodalizi, così che sotto al Vesuvio si andava formando una sorta di satellite della dimensione parmense. Gli infallibili osservatori di Tanzi scovano un massiccio attaccante che compie sfracelli nei colombiani dell’America Cali e nella sua nazionale. “Quando prende lo slancio ha una progressione inarrestabile, sembra un treno” oppure “Con il pallone fa quello che vuole, è un talento purissimo”: questi i responsi dei collaboratori di Tanzi, che evidentemente dopo quell’affare hanno subito una notevole riduzione di stipendio. Detto, fatto. Freddy Eusebio Valencia Rincon, nato in quel di Buenaventura ( un nome un destino), il 14 Agosto del 1966 va ad ingrossare le fila della corazzata ducale. Un lampo di genio percorre la dirigenza emiliana, visto che i posti in avanti sono occupati si pensa ad un suo prestito per verificarne l’efficacia nel nostro campionato. A chi se non al Napoli, alla disperata ricerca di giocatori da raccattare qua e la? Il prestito di Rincon si materializza subito. In città cresce l’attesa per vedere all’opera questo prodigioso attaccante, un metro e ottantotto di muscoli distribuiti in ottantasei kg. L’esordio contro la Reggiana non è entusiasmante, e nonostante la vittoria arrivata con un fantastico goal di Benito Carbone, Rincon fatica ad esprimersi, venendo sostituito da Buso nel secondo tempo. Non va meglio nella partita successiva, dove la banda di Guerini rimedia una sconfitta per due reti a zero a Cremona per mano di Florijancic. Ma le restanti gare non aiutano il colombiano a mettere in mostra le due indiscusse doti, almeno fino all’ottima prestazione contro il Padova, che gli regala una doppietta personale, comunque inutile ai fini del risultato per colpa di Pippo Maniero e di una papera indimenticabile di Tagliatatela. Licenziato Guerini, arriva Boskov che lo arretra di qualche metro, facendolo giocare sulla linea mediana. Guarda caso la seconda vittoria del Napoli, tre reti contro il Bari, arriva proprio quando Rincon è assente, e la squadra ripete l’impresa contro l’Inter a S.Siro un mese e mezzo più tardi, ancora quando Rincon non gioca! Il ritorno al goal si fa attendere a fine gennaio del 1995, alle spese di una Reggiana desolatamente in basso alla classifica. Il nostro campione si ripete la domenica successiva contro la Cremonese: che il treno colombiano abbia finalmente iniziato la sua corsa? Sembrerebbe di sì, come dimostrano i tre goal rifilati a Genoa e Lazio. Ma Freddy assume le abitudini italiane, diventando un treno delle ferrovie italiane, quindi in sciopero continuato. Quel poco che ha fatto vedere si perde via via nella memoria. A fine torneo, Rincon, 28 presenze e sette reti, saluta una Napoli ancora in lacrime per la qualificazione UEFA sfuggita all’ultimo minuto. In casa ducale non sono più così convinti di aver trovato una gallina dalle uova d’oro. Infatti senza tanti pensieri lo lasciano partire destinazione Real Madrid ( misteri del calcio…), il quale a sua volta nel Gennaio successivo lo cede volentieri al Palmeiras. Da allora fino a qualche giorno fa, quando ha annunciato il ritiro a termine di una gloriosa carriera, ha giocato sempre in Brasile, tra Santos, Cruzeiro e Corinthians, senza però far ammirare ai tifosi le sue incredibili progressioni, che forse ha lasciato per sempre in Colombia. Al suo arrivo in Italia qualcuno aveva fatto presente come il suo cognome rappresentasse una carta di identità. Lo stesso hanno detto per Kakà, ma le cose evidentemente sono andate in modo diverso…

 

Jose' Luis Calderon: il nuovo Batistuta

Il nuovo Batistuta fu acquistato dal Napoli il 08/06/97 per la cifra di 7,5 mld. Calderon faceva parte della nazionale argentina. Grande forza fisica e nulla più. Piedi non proprio sensibili e lentezza incredibile, collezionò pochissime presenze in campionato non trovando spazio ne' con Mutti ne' con Mazzone ne' con Galeone. Fu rispedito all' Indipendente per 2 mld: che affare! Da allora i napoletani cominciarono ad invocare l'addio di Ferlaino. Attualmente il pippero gioca in Messico con l'Atlas.

 

Reynald Pedròs: il fantasma francese di Napoli e Parma

Grazie al rapporto di amicizia tra i Tanzi e Ferlaino, una formula da sempre considerata sinistra da tutti i supporter azzurri, Reynald Pedros approda a Napoli nella stagione 1997-98. Il suo curriculum lasciava ben sperare: cresciuto nel vivaio del Nantes diventa bandiera e autentico protagonista dell’irripetibile stagione della squadra transalpina che nel 1995 riuscì a conquistare lo storico titolo. Nel 1996 macchia la sua carriera con il decisivo errore dal dischetto nella semifinale degli Europei tra Francia e Repubblica Ceca. Da allora non si riprenderà più: nella stagione 1997-98 tra Parma e Napoli colleziona non più di 8 presenze, realizzando una sola rete in maglia gialloblu’ contro il Wisla Cracovia. I napoletani ricordano i suoi scatti sulla fascia sinistra che divenivano facile preda degli avversari... Si ricordano di lui anche una folta chioma – pare che il nostro fosse anche protagonista nelle discoteche transalpine - e una tecnica discreta che però riuscì raramente a dimostrare nelle sue esperienze successive a Lione (15 presenze, 1 gol nella stagione 1997-98), Montpellier, Marsiglia e Bastia, da dove provengono le ultime notizie sul centrocampista: 10 presenze, nessun gol nella stagione 2002-03. Nel 2003 era in procinto di firmare per la compagine israeliana dell'Ahi Nazrat: pare che l’allenatore si fosse innamorato di lui. Ma a volte gli allenatori si innamorano troppo facilmente... Come è capitato ad Ancelotti che ai tempi di Parma elegiò il francesino: "Non mi servono fenomeni – si parlava di Roberto Baggio ai ducali - perché il fenomeno ce l'ho già in casa: è Reynald Pedros...".

 

Bertrand Crasson...mitico Ferlaino!Tra i tanti acquisti di Ferlaino chi non ricorda Bertrand Crasson, il cursore di fascia che "il presidente" acquistò nell'estate '97 per circa 4 mld. Crasson collezionò in due anni 44 presenze, pochi 6 e neanche un goal. Mitico Ferlaino! Adesso milita nell'Anderlecht dove da una vita lo fanno giocare da titolare; forse in Belgio il calcio è diverso, dato che è anche Nazionale!

5 avril

Succede solo a Napoli!!!!!

Qual è secondo voi il popolo più fantasioso al mondo? Ma sicuramente i napoletani!!!!!

La novità del giorno è ke a Napoli si può andare in motorino anke senza casco.....

Non è ke i napoletani facessero uso frequente di questo accessorio ma addirittura hanno trovato il modo per non essere puniti dalla legge. In pochi mesi una decina di motociclisti, multati dai vigili urbani per non aver indossato il casco, hanno ottenuto l’annullamento della contravvenzione grazie a un certificato medico che dà la possibilità di guidare senza l’incubo del fermo amministrativo del motoveicolo e della sottrazione di punti dalla patente. Ma sentite adesso le motivazioni dei motociclisti: “Il casco provoca e agevola uno stato di stress e depressione”. Napoli,si sa,è un po' un mondo a parte...è sempre stato così...perchè volerci "snaturalizzare"???

Andiamo presi così,apprezzati così,non cambieremo mai...ma poi perchè dovremmo??? Ci sentiamo piu' liberi,la legge  ci da'  ragione,le multe si tolgono...allora?

Il caffe' buono come viene a Napoli si riesce ad averlo in qualke altro posto? No!!!! E perchè???? Non lo so di preciso,ma evidentemente quella acqua, quell'aria danno quell'ottimo risulato...e allora, anche gli abitanti a loro modo danno ottimi risultati!!!

Evviva Napoli e i napoletani!!!!! (e mi raccomando....indossate il casco).